Obbedienza e realismo

L’obbedienza è una virtù cristiana, ci insegnano la patristica e la scolastica, determinandone i precisi contorni e limiti, al punto da individuare pure le norme della giusta rivolta.

L’obbedienza è la più grande di tutte le virtù cristiane, ci insegna una consistente parte della spiritualità della controriforma, senza determinare per lo più contorni e limiti (eccetto ovviamente il diritto naturale).

La verità è che i santi moderni erano in generale troppo “viziati” dalla società pienamente cattolica e pure spiritualmente e materialmente ovattata in cui vivevano. Mentre gli antichi e i medievali erano molto più realisti, vivendo in un mondo molto più duro e meno santo.

Tanto è vero che perfino nel clero medievale, tanto in quello monacale che in quello degli ordini mendicanti, l’obbedienza era praticata e lodata, ma non idolatrata né anteposta ad altre virtù. Come il Dottore Angelico dimostra inequivocabilmente.

Ancora una volta, mi convinco della superiorità della spiritualità medievale su quella tridentina.

Su questa terra, non v’è niente di assoluto (a parte i princìpi). Nemmeno l’obbedienza. Infatti, siamo stati creati apposta con il libero arbitrio che ci rende responsabili. Sempre. Specie a noi laici, che non facciamo voto di obbedienza.

E qualcuno ci ha detto che bisogna obbedire piuttosto a Dio che agli uomini, se non vado errato. Il che si traduce che bisogna obbedire ai superiori solo nella misura in cui costoro obbediscono a Dio.

Morale della favola? La società medievale era meno santa, ma più cattolica, perché più realista e oggettiva, mentre quella tridentina è più santa, ma già meno cattolica, perché più soggettiva e intimista.

E’ figlia della Devotio Moderna, la culla della catastrofe spirituale della Cristianità. Quella spiritualità che inizia il lungo cammino che antepone l’uomo a Dio, anche nella stessa Chiesa.

Oggi, mentre tutto, ma proprio tutto, crolla intorno a noi, non sono i giorni dei santi intimisti. Oggi sono i giorni dei combattenti realisti.

E l’obbedienza bisogna meritarla. Perché l’unica obbedienza assoluta, è solo a Dio, il Verbo, la Verità che non muta mai.

E, come Qualcuno ha detto, nessun servo è più del suo padrone. (MV)


One thought on “Obbedienza e realismo

  1. In effetti, quando mi si chiede di essere in “Piena” comunione con il Papa, rispondo – lo sono nella misura con cui il Papa è in comunione con Cristo.

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