Il Ponte Levatoio

blog di Massimo Viglione

"(...) mi chiamo Rivoluzione (...), perché io colloco in alto chi, secondo le leggi eterne, dovrebbe stare in basso; e metto al basso chi dovrebbe stare in alto".
Mons. Jean-Joseph Gaume

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Quando è necessario non chiudere gli occhi

Sono usciti due articoli di esponenti, piuttosto noti e celebrati (specie uno dei due), del mondo cattolico (l’on. Mantovano e Gianfranco Amato) che ci vogliono spiegare come intendere le parole di Francesco sullo Jus soli.
Ed entrambi fanno una bella lezioncina di diritto internazionale, con tanto di citazioni e riferimenti, ed entrambi finiscono per far dire a Francesco quello che nemmeno lui intendeva dire, mettendola su un piano, quello legislativo, che assolutamente non è quello dell’azione – da quattro anni – di Francesco a favore dell’immigrazionismo.
Inoltre, in un articolo si rimanda ai precedenti pontefici, i quali scrivevano in materia quando l’immigrazionismo non esisteva. Sarebbe come dire di ispirarsi a un papa dei secoli passati per quanto concerne il problema di internet…
Tutto è cambiato da allora: lo capisce anche un bambino. Anche un bambino capisce che non si può trattare l’immigrazionismo come fosse un normale fenomeno di migrazioni, come se non ci fosse dietro un piano prestabilito e organizzato, come se non si fossero fatte saltare Libia e Siria anche con questo scopo, come se non ci fossero le ONG che lucrano beatamente sulla pelle degli immigrati, come se non ci fosse la nostra marina che va a prendere gli immigrati sulle coste libiche per portarli in Italia, come se tra gli immigrati ci fossero pure donne e bambini (qualcuno li vede?), e molto altro si potrebbe aggiungere! Altro che Santa Famiglia in Egitto! Così come anche un bambino capisce che Francesco va al di là delle mere disquisizioni giuridiche, aprendo a una nuova società. Si può essere d’accordo o meno con lui, ma questo lui sta offrendo, come si evince da tutti i suoi discorsi in questi quattro anni.
Si fa finta di non capire e si cerca di non far capire chi invece capisce.
Come al solito, si cerca, in maniera democristianamente magistrale, di conciliare l’inconciliabile per far democristianamente ingoiare agli italiani che ancora ragionano la pillola della sottomissione alla sovversione in corso.
Non giudico le intenzioni dei due autori (Amato almeno ammette che Francesco ha modificato la stessa dottrina dei pontefici precedenti), ma certamente posso giudicare le conseguenze dei loro scritti.
Con questo commento darò fastidio a molti, ma questi sono i giorni di urlare la Verità. A costo di rimanere soli. Perché… #bisognasalvaregliitaliani
E tutto il resto.

 

 

I fatti di Charlottesville e i nuovi schiavisti

I fatti di Charlottesville sono molto significativi. Gli americani, intesi come persone, hanno tutti i difetti del liberalismo, lo sappiamo bene, ma nella loro natura è assente, per lo più, il giacobinismo. Infatti, non hanno mai avuto dittature, né statalismo, e sono certo più restii di noi ad aprirsi almeno a certi aspetti del politicamente corretto: basti pensare alla pena di morte, alla libertà del porto d’armi, alla legittima difesa; per non parlare di tutto il mondo quel mondo delle sette, che si sforza di vivere ancora come nei secoli passati (ma anche alcuni ambienti cattolici tradizionalisti non scherzano in tal senso…).
Ma da qualche decennio, specie con l’arrivo dei Clinton, la Sinistra mondiale sta giacobinizzando anche quel mondo (non parlo di Washington o New York o Chicago, ecc., che lo sono sempre state: parlo dell’“America profonda”, delle persone, del mondo del Sud e del Middle West). I “liberal” americani sono, paradossalmente, giacobini e lo stanno diventando sempre più, sotto la spinta delle forze sovversive, di cui caporale in loco è una femmina.
Dico questo per spiegare per quale ragione loro non hanno problemi particolari con il passato (ne hanno col presente e col futuro, ma non col passato): mondo scolastico e accademico, mondo dei media, mondo del cinema, mondo politico (un poco meno), non hanno problemi di sorta con la Guerra Civile. Insomma, da loro non è accaduto quello che è accaduto da noi, specie nei tre Paesi giacobini per antonomasia: Francia (con la Vandea), Spagna (con il carlismo e con Franco) e ovviamente, soprattutto, Italia (con le insorgenze, con il Risorgimento e anche, sebbene in misura minore, con il fascismo). Nella coscienza storica americana, i propri sconfitti sono sempre americani, e, sebbene sconfitti, meritano rispetto e pure simpatia (basti pensare a Via col Vento…), a differenza nostra, dove gli sconfitti non sono più italiani. Anzi, in certi casi… non sono mai esistiti (vedi con le insorgenze).
Pertanto, è molto strano che si voglia togliere un monumento al generale Lee, da sempre rispettato come grande comandante e trattato con onore, perfino dallo stesso Grant, nel celebre momento della firma della resa del Sud. Un po’ come, in maniera più ridicola, la Boldrini e il suo fido Fiano vogliono ora fare in Italia, cancellando ogni traccia del fascismo, perfino quanto lasciato dai social-comunisti al governo nella Prima Repubblica. Il che appunto dimostra come la Sinistra mondiale risponda sempre e comunque a un’unica mente e a un unico progetto.
Gli americani, però, checché se ne dica qui da noi, non sono tutte pecore (come noi, invece, buoni solo a criticare gli altri). E così un coacervo colorito di forze di reazione (in cui si sono infiltrati anche neonazisti, massoni del KKK, primatisti e altro) hanno manifestato contro la rimozione. Ovviamente si è scatenato l’inferno del black block della sovversione e vi sono stati gli scontri.
Tutto fa brodo ormai per andare allo scontro e alla rivolta civile e sociale.
A noi non resta che fare due costatazioni. La prima, già fatta, è che il piano della sovversione mondialista continua e non bisogna commettere l’errore di credere che certe idiote iniziative anche qui in Italia siano frutto delle paranoie di politici di infimo livello: essi stessi devono obbedire a indicazioni ben precise, negli Usa come in Italia; la seconda, è che, non potendo noi fare nulla in concreto, possiamo solo emettere il nostro giudizio storico e avere coscienza della verità dei fatti e della giustizia della storia.
Il mondo che il generale Lee ha difeso era una civiltà fatta di bellezza e onore, ancora profondamente europea e d’Antico Regime. Ma quanti di noi arrivano a comprendere che, quella dell’abolizione della schiavitù dei neri, era solo un pretesto (si era già deciso nel Sud di procedere a una progressiva politica di emancipazione degli schiavi, solo da attuarsi nel rispetto delle esigenze economiche del Paese, onde evitare il crollo totale dell’intera società, come di fatto avvenne dal 1865 in poi) per distruggere un mondo che persisteva nel suo essere ancorato alla civiltà europea dei secoli passati? Come poteva il Nord capitalista, protezionista, materialista, già avviato verso la seconda rivoluzione industriale e quindi verso la Finanza internazionale, unionista, sopportare che metà del Paese rimanesse ancorato ad un’economia agricola, libero-scambista (quindi naturale e non finanziaria) e una visione aristocratica e feudale della vita?
I romanzi “Via col vento” e “Nord e Sud” – bellissimo – ce lo dicono chiaramente. Sono quindi gli stessi americani a dircelo. I neri sarebbero stati liberati, solo con un processo graduale, rispettoso delle esigenze di tutti. Inoltre, come si evince bene in molte opere letterarie, siamo proprio certi che i neri del Sud – che nascevano, vivevano e lavoravano nelle stesse case dei loro padroni, per generazioni – vivessero in condizioni peggiori degli operai del Nord (i cui padroni nemmeno vedevano mai)?
Certo, la schiavitù non è moralmente accettabile, sebbene non si possa definire “contro natura”, visto che in tutti i tempi e in tutti i luoghi e in tutte le civiltà è sempre esistita (e nell’islam esiste ancora oggi) e quindi doveva essere superata. Ma la Guerra Civile americana fu fatta per altre ragioni. Il mondo che ha vinto quella guerra fondamentale per la storia umana è un mondo molto più spietato e, soprattutto, senza onore, senza bellezza, senza Dio. Il mondo che ha prodotto i padroni della finanza, i veri schiavisti dei nostri tempi. Che non devono neanche guardare negli occhi i miliardi di schiavi che hanno incatenato – con la moneta a debito, con i prestiti e i mutui, con il ricatto del posto fisso e delle pensioni, che oggi ovviamente ci stanno togliendo e con la disoccupazione – in ogni parte del mondo. E questi siamo noi.
Ecco perché, se io fossi a Charlottesville – neonazisti e massoni del KKK a parte – io sarei a difendere il generale Lee. Perché, dopo 150 anni, abbiamo visto bene gli altri, i democratici e liberatori, quale mondo meraviglioso, libero, egualitario e fraterno hanno creato per noi.
Lo vediamo ogni giorno.
Glory Glory Alleluya…
P.S. Una volta lessi questo. Siccome i piemontesi avevano mandato soldi e armi ai nordisti (i quali avevano offerto a Garibaldi il comando di un battaglione), qualcuno– forse in cattiva fede… chiese a Pio IX chiese a Pio IX con chi si schierava la Chiesa nella presente guerra civile americana: se con la libertà del Nord o con gli schiavisti del Sud. Il beato pontefice rispose secco: “non con il Nord”.
Eccellente risposta: non poteva dire con il Sud per via della schiavitù. Ma rispose ciò che poteva: non con il Nord.
Non mi chiedete dove l’ho letto, perché, purtroppo, non lo ricordo… Ma l’ho letto.

A cento anni dal segreto di Fatima

Oggi è il 13 luglio 2017. Può a molti sembrare una data senza significato, e intendo riferirmi anzitutto ai cattolici, non esclusi quelli che oggi vengono definiti “tradizionali”, per il mero fatto che ancora credono nello stesso Dio dei loro padri. Eppure non è così.
Oggi sono cento anni dalla terza apparizione della Vergine a Fatima. Tutti pensiamo sempre alla ricorrenza del 13 maggio o, al massimo, a quella del 13 ottobre, l’ultima, quando avvenne il celeberrimo miracolo della danza del sole dinanzi a 70.000 persone. Ma, in realtà, di quelle sei apparizioni la più importante, la più decisiva, fu quella del 13 luglio, quando ai tre pastorelli la Madre di Dio volle rivelare il grande segreto, suddiviso in tre distinte parti: la visione fisica, materiale, dell’inferno, descrittoci in maniera terribile da suor Lucia come oceano di fuoco dove nuotano le anime dei dannati; l’annuncio delle catastrofi del XX secolo; e quello che è rimasto nella memoria collettiva come il celeberrimo “terzo segreto di Fatima”.
Pertanto, oggi sono appunto esattamente cento anni dalla rivelazione da parte del Cielo del segreto più importante della storia della nostra epoca.
Anzitutto, andando contro ogni pur minimale logica pedagogica moderna, la Vergine fece vedere di colpo, “senza preavviso”, l’inferno a tre poveri bambini piccoli. Mostrando così di avere zero rispetto umano, zero interesse per le moderne teorie pedagogiche, ma immenso amore per le anime dei bambini e di tutta l’umanità.
Quindi, rivelò la prossima fine della Grande Guerra, la futura guerra mondiale e i castighi correlati se gli uomini non fossero tornati a Dio. E aggiunse che sarebbe stata la Russia a spargere nel mondo i suoi errori, chiedendo per questo la consacrazione della stessa al suo Cuore Immacolato da effettuarsi dal papa in unione con tutti i vescovi del mondo e concludendo però con l’annuncio della futura conversione della Russia medesima. Ovvio quindi il riferimento al comunismo incipiente e questo proprio in contemporanea con l’affermazione del bolscevismo nel 1917; e la misteriosa speranza sulla Russia stessa, che evidentemente ha giocato e giocherà un ruolo speciale nella storia degli ultimi tempi, nel male e nel bene.
Infine, il cosiddetto terzo segreto. Suor Lucia lo scrisse negli anni Quaranta, lo fece consegnare a Pio XII negli anni Cinquanta, chiedendo che fosse rivelato entro (e non dopo, come sempre più spesso si dice oggi) il 1960, cosa che il pontefice non fece (si dice che non si degnò neanche di aprire la busta), né fece il suo successore Giovanni XXIII, che invece lesse il testo ma disse che non riguardava il suo pontificato.
Come tutti sappiamo, questo testo è stato rivelato il 26 giugno 2000 a Fatima, presenti le quattro cariche più importanti della Chiesa di allora: il pontefice Giovanni Paolo II – che volle far credere che il segreto si fosse compiuto con l’attentato del 13 maggio 1981, sebbene in nulla corrispondesse al quadro tragico descritto da suor Lucia, a partire dal fatto che egli non morì in quell’attentato; il Prefetto della Congregazione della Santa Fede cardinale Ratzinger, che si prestò a questa interpretazione svolgendo una lunghissima e complicatissima prolusione che aveva come scopo quello appunto di dare solidità teologica alla improponibile versione del pontefice; il Segretario di Stato Angelo Sodano e il cardinale Tarcisio Bertone. Una volta divenuto pontefice, Ratzinger smentì se stesso, affermando pubblicamente che “sbaglierebbe chi credesse che Fatima sia conclusa”. Ovvero, esattamente il contrario di quanto lui e Wojtyla avevano sostenuto quel 26 giugno 2000. Evidente quindi il fatto che nemmeno lui credeva – e crede – all’interpretazione di Giovanni Paolo II, che vedeva in se stesso la conclusione del messaggio profetico della Vergine a Fatima.
Fin subito dopo la rivelazione del Terzo Segreto, molti furono coloro che non crederono alla veridicità del testo, in quanto, da sempre, era evidente che questa terza parte riguardasse la crisi della Chiesa e non semplicemente una catena di sciagure. Del resto, lo stesso fatto che la Vergine avesse chiesto di renderlo noto entro il 1960 – ovvero prima del decisivo e rivoluzionario Concilio Vaticano II – e il fatto stesso che invece il pontefice istitutore del Concilio e i suoi successori per ben 40 anni – ovvero, l’intera epoca del postconcilio – si fossero guardati bene dal rivelarlo; la stessa patetica sceneggiata del 26 giugno; ma, soprattutto, il disastro quotidiano della fede, della teologia, della liturgia, della morale, all’interno della Chiesa stessa; dimostravano chiaramente che il segreto non poteva non concernere la crisi della Chiesa. Inoltre, quella frase fatidica, “Il Portogallo non perderà il dogma della fede”, non può essere messa lì a casaccio: era troppo invitante verso tale interpretazione.
Così, vi fu chi non credé al testo e vi fu chi disse che il testo è vero, parte integrante del segreto, che però certamente non fu rivelato appieno. Ovvero, fu omessa volutamente la parte riguardante la crisi della Chiesa, terminante appunto con il riferimento al Portogallo. E, ovviamente, con la promessa del trionfo del Cuore Immacolato nella storia umana.
Chi scrive, fin da subito, aderì a questa seconda interpretazione. La parte nota del segreto è a mia opinione vera perché, parlando comunque di sciagure, guerre, morti, stragi,vesecovi uccisi (di cui uno “vestito di bianco”: interessante e inquietante notazione, vero?), penitenza, sangue raccolto dall’angelo, ecc. ecc., è chiaro segno dell’apocalittica tradizionale, perfettamente in linea con tutte le rivelazioni celesti classiche, ovvero quelle certe e riconosciute, e non in linea con quasi tutto l’apparizionismo postconciliare odierno, fatto solo di irenismo dialogante e misericordismo d’accatto. Insomma, per essere più chiari: se l’avessero inventato di sana pianta, lo avrebbero inventato differente, più adatto alla Chiesa conciliare e al cristianesimo beota odierno. Inoltre, quella croce di sughero, le frecce, ecc., sono elementi molto strani, che non fanno pensare a un’invenzione umana.
Ma proprio per questo resta il fatto imperdonabile che ancora oggi, dopo quasi 60 anni dal limite posto dalla Vergine, il segreto non sia stato interamente rivelato. Del resto, come il lettore saprà, in questi anni sono stati scritti libri importanti che sostengono e chiariscono questa visione delle cose.
Né è mai stata fatta la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato da parte del papa in unione con tutti i vescovi del mondo. Sono state fatte varie consacrazioni, ma sempre e solo dal papa o da un gruppo di vescovi. E comunque del mondo, ma mai della Russia nello specifico.
D’altro canto, è fuori di dubbio che la Russia di oggi non è più la Russia bolscevica. Ma non è solo questo il punto. Il punto più grave è che quelli che ieri erano ritenuti i “buoni” sono i cattivi di oggi, e la Russia non rientra più, oggi, in questa categoria, ma anzi è da essa odiata. Che siano gli USA (specie quelli liberal), che sia la UE, che sia la finanza internazionale. Troppo è cambiato oggi nel quadro della politica internazionale.
Il terzo segreto, insomma, terror panico del clero odierno, deve ancora avverarsi, come è ovvio che sia e come perfino Benedetto XVI ha ammesso. Sia nel suo aspetto tragico come descritto da suor Lucia, sia nel suo aspetto ancora occultato, ovvero nella crisi della Chiesa. Non nel senso che questa debba ancora cominciare: non solo è ormai vecchia di almeno 50 anni (ma chi si intende di queste cose sa bene che è ancor più vecchia), ma ha raggiunto, specie da quattro anni a questa parte, livelli di parossismo dissolutorio inimmaginabili , che si aggravano progressivamente e lasciano già capire quali saranno gli esiti ultimi se Dio non interviene.
Stiamo insomma vivendo, a cento anni esatti da quel 13 luglio 1917, la follia generale della morte di un intero mondo e di un’intera società. Perfino, ovviamente apparentemente, della Chiesa come è stata per duemila anni e come l’ha voluta il suo Fondatore. Sarà un caso?
La Madonna, contro ogni teoria moderna, fece vedere l’inferno, per ricordarci che esista la condanna eterna. La Madonna, nell’ultima apparizione, mostrò – mentre il sole danzava dinanzi a tutti – ai veggenti Gesù Bambino che benediva l’umanità intera, a ricordarci che esiste il premio eterno. E che la nostra vita si gioca in una scelta che in tutti i casi ha il valore dell’eternità.
La Madonna ci ha descritto anche gli esiti della storia contemporanea, sia facendoci intravedere le immani tragedie che ci sono state e ci saranno, sia promettendoci il suo finale trionfo nell’epocale scontro con il serpente. Ci ha fatto insomma capire l’immenso valore metastorico dei nostri giorni.
A noi non resta che accettare o rifiutare tutto questo e compiere così la nostra scelta di campo, senza titubanze, ripensamenti, compromessi, patetiche furbizie.
Tenendo presente ciò che nessuno quasi mai ricorda: ovvero, che nella prima apparizione del 13 maggio, la Madre di Dio concluse il suo primo messaggio con le testuali parole: “Poi tornerò una settima volta”.
Ecco, anche in che senso, Fatima non è conclusa. Manca l’apparizione finale del trionfo del Cuore Immacolato di Maria, ovvero la resa dei conti di tutta la storia dei nostri miseri tempi.
E per questo, come soleva dire Padre Pio, Maria è la ragione di tutta la mia speranza!

 

 

 

Eutanasia e tortura. Solo per alcuni, non per altri

Da decenni sinistri e “moderati” depenalizzano i reati di violenza, al punto che anche i più efferati assassini dopo pochi anni escono di carcere, mentre il delinquente comune, specie se non italiano, in carcere non ci va proprio.
Da decenni sinistri e “moderati” aggravano le pene per i presunti reati tributari, anche per i padri di famiglia, i pensionati o per uno scontrino non emesso. Ovvero, in carcere veramente vanno gli italiani.
Da decenni quindi sinistri e “moderati” hanno creato la mentalità che la vera unica colpa e vergogna è quella di non pagare le tasse a uno Stato che preleva fino al 60% delle entrate dei suoi cittadini, ovvero allo Stato più ladro e usuraio del mondo.
Da decenni sinistri e “moderati” creano un clima ostile all’intervento delle forze dell’ordine.
Da decenni sinistri e “moderati” stanno facendo entrare in Italia milioni e milioni di immigrati, i quali, spiantati dalle loro terre, sopravvivono quotidianamente senza fare assolutamente nulla e quindi finiscono – volenti o nolenti – per delinquere.
Ora, sinistri e “moderati” hanno pure creato il reato di tortura: ovvero hanno reso impossibile per le forze dell’ordine come per qualsiasi cittadino qualsivoglia tentativo di legittima difesa.
Ecco l’indovinello:
Perché da decenni sinistri e “moderati” fanno tutto questo?
E’ difficile rispondere?
E se rispondessi che lo fanno per odio agli italiani e per sovvertire l’ordine naturale delle cose? Che lo fanno per ridurci in miseria economica e impotenza politica, in modo da dover subire senza rimedio ogni sopruso, tanto loro, quanto dei criminali e ora anche degli immigrati?
Sto esagerando?
Altro indovinello:
Perché ci hanno tolto le armi? Perché l”Italia è il Paese al mondo dove è più difficile avere il porto d’armi? Non sarà proprio per le ragioni suddette?
Altro indovinello:
Perché sinistri e “moderati” ci vogliono distruggere? Forse per le stesse ragioni per le quali impongono il gender o l’eutanasia e tra poco il poliamore?
Altri indovinelli:
Perché le Forze Armate sopportano tutto questo senza fare nulla? E perché le Forze dell’Ordine pure? Cosa faranno quando vedranno gli italiani disperati e gli immigrati e i criminali comandare ovunque? Staranno ancora fermi e zitti obbedendo a questo Stato e alla Boldrini?
Se fanno questo, quale sarebbe più ormai il senso della loro esistenza? Solo rubare lo stipendio a fine mese? Possibile che tutti rappresentanti delle forze dell’ordine e delle forze armate vivono solo per questo?
Perché tutti gli italiani sono diventati schiavi dei sinistri e “moderati”, agenti ultimi del Leviatano mondiale?
Ultimissimo indovinello:
si sveglieranno mai gli italiani? E, se mai questo dovesse avvenire… sono coscienti di quello che dovrebbero fare?
Ecco altri pensieri mentre preghiamo e lottiamo per Charlie, che ha la colpa non solo di essere malato e inutile, ma quella imperdonabile di essere bianco. Infatti, se fosse stato di un altro colore, secondo voi lo starebbero per uccidere? Rispondete onestamente a voi stessi. ONESTAMENTE!
Anche questo può aiutare a intuire le risposte degli indovinelli di cui sopra.

 

Il trionfo della società dei diritti umani

 

La condanna a morte, tramite sospensione delle cure, di Charlie Gard, decretata, con il pretesto dell’incurabilità del male, dal governo britannico e ratificata sia dalla Corte Suprema che dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), segna un evento epocale, una ghigliottina del prima e del poi.

Il cambiamento epocale consiste in breve in questo: lo Stato, Leviatano ormai realizzato (guarda caso proprio con le “democrazie compiute”, che ogni giorno di più divengono l’altra faccia della medaglia dei totalitarismi vecchio stampo), è il nuovo padrone della vita e della morte degli esseri umani. Padrone quindi anche dei nostri corpi. Il che comporta che non esiste più un diritto alla vita, se non in rapporto all’utilità che ne deriva al Leviatano: infatti, il governo britannico ha perfino – senza vergogna alcuna – accennato, fra le cause della decisione, quella delle spese da affrontare. Neanche il nazismo era mai arrivato a tale smargiassa spudoratezza.

Charlie è inutile. Chiarlie è dispendioso in quanto malato incurabile. Quindi Charlie va ucciso. I genitori non sono d’accordo? Ma questo non è un punto su cui disquisire: non sono loro i “gestori” di Charlie.

A tutti noi italiani immediatamente torna in mente la vicenda tristissima di Eluana Englaro. Ma non è la stessa cosa, sebbene ovviamente molto simile: infatti, nel caso della povera Eluana, la morte fu fermissimamente voluta, ricercata, scongiurata, dal padre. Invece, ora abbiamo la situazione contraria: i genitori si stanno battendo come leoni per salvare il loro piccoletto. Ciò mette più in difficoltà i poteri odierni: nel primo caso, se la cavarono, a partire dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fino al magistrato che condannò a morte la povera Eluana passando per tutto il solito circo mediatico, appoggiandosi alla volontà del padre. In questo caso, invece, proprio la volontà dei genitori costituisce impaccio. Ma sia il governo statuale britannico che il governo superstatuale europeo hanno tranquillamente scavalcato la volontà dei genitori, sostituendosi di fatto a loro come “proprietari”, responsabili, giudici ultimi della vita del bambino. Il Leviatano è il “padrone” di Charlie. E non v’è Corte, nazionale o sovranazionale, che impedisca ciò.

In pratica, stiamo dicendo che nessuno di noi appartiene più a se stesso né, se ancora minore, ai genitori naturali e tanto meno esiste più la patria potestà. Tutto questo, ovvero l’antico diritto di famiglia fondato sull’ordine naturale e morale del creato, non esiste più. Inutile dire che Charlie era malato incurabile: perfino i bambini – purché onesti – capiscono che quello della malattia incurabile è solo un pretesto per cominciare l’opera di distruzione sia della potestà genitoriale che della nostra stessa potestà su noi stessi. Si comincia con Eluana con l’appoggio del padre, si passa per un bambino gravissimamente malato contro la volontà dei genitori e si finirà senza più bisogno di scuse e pretesti: si uccideranno i vecchi inutili (così si risolve l’eterno problema delle pensioni), i malati di ogni età, i bambini handicappati, continuando con quelli semplicemente sgraditi al Leviatano, per finire con la programmazione: dovranno nascere tanti bambini ogni tanto tempo, per questi genitori, cui poi verranno strappati dal Leviatano, perché “tutti devono essere figli di tutti”. E chi si oppone si oppone alla democrazia, al progresso, al “media system”.

Stiamo esagerando? Solo gli irrimediabili – e ormai imperdonabili e ingiustificabili – ingenui possono ancora pensare questo, dinanzi a tutto quanto sta accadendo ogni giorno nella nostra società, specie in quella europea. In un breve ma denso e importantissimo articolo sul Corriere della Sera del 15/12/2013, intitolato “Addio per legge al padre padrone. I figli sono di chi li cresce e li educa”, Silvia Vegetti Finzi palesava in poche righe una delle più grandi, devastanti e profonde rivoluzioni in atto sotto i nostri occhi, destinata a sovvertire per sempre l’ordine naturale del creato, creando a sua volta “la morale di domani”, mettendo in gioco il concetto di genitore e figlio, la “genitorialità”, per usare un termine rivoluzionario. La Vegetti Finzi chiariva che non vi saranno più figli “legittimi”, “naturali”, “adottivi” (e questo ormai è già legalmente attuato): queste parole saranno cancellate perché deve essere cancellato il significato stesso che sottintendono, il mondo che sottintendono, la morale che le presuppone, in quanto ora la “genitorialità” si fonderà «sulla responsabilità piuttosto che sul potere». E piuttosto che sul sangue, aggiungiamo noi. I figli cioè non appartengono più a chi li mette al mondo, ma «a chi li riconosce, li cresce e li educa adeguatamente».

L’autrice conclude ricordando peraltro che se non vi sarà più ovviamente il padre autoritario della società premoderna, non vi dovrà più essere nemmeno il “genitore-amico” della modernità (interessante e indiretta ammissione dell’idiozia pedagogica odierna), ma si richiederà «a entrambi i genitori una autorevolezza fondata sul riconoscimento reciproco, confermato dalla comunità».

Mi soffermo solo su quest’ultima asserzione. Che vuol dire “confermato dalla comunità”? Forse che si è padre o madre solo perché e nella misura in cui e fino a quando la “comunità” me lo riconosce e concede? E chi è la “comunità”? Lo Stato? La magistratura? I “comizi popolari”? E se un genitore non dovesse essere riconosciuto come padre di chi ha generato, o se un giorno perdesse tale riconoscimento, chi sarebbe il padre del “generato”?

A questa ultima terrificante domanda, risponde la Vegetti Finzi nella conclusione del suo indimenticabile articolo: «Ogni adulto in quanto tale» sarà «responsabile del benessere e della crescita delle nuove generazioni».

Ecco la nuova morale, l’ultimo passo della rivoluzione antropologica. Tutti saremo figli di tutti e tutti saranno genitori di tutti. Pertanto, non esisteranno più la figura del padre e della madre (e pertanto qui si va ben oltre anche l’affidamento di bambini a coppie omosessuali), perché, come insegnano in Spagna, quando si è “todos caballeros” nessuno è più cavaliere. E non saremo quindi neanche più figli, perché non avremo più genitori. Qui si va ben al di là delle follie omosessualiste, pedofiliste o bestialiste. Si sta distruggendo “materialmente” la cellula su cui si fonda la civiltà umana. È come se ad Aristotele si volesse sostituire Platone. Ma non Platone del Politico o de Le Leggi, uomo anziano e poi vecchio che è stato e sarà fondamento della civiltà occidentale, ma il Platone quarantenne de La Repubblica, del comunismo radicale che prevede la comunione di tutti i beni, compresi donne e bambini, quello che si studia banalmente sui banchi di scuola.

Non solo. Si faccia attenzione anche a un altro fatto. Se il Leviatano è il padrone del nostro corpo, è anche padrone dei nostri organi. Si produrranno esseri umani solo per produrre organi (come fanno oggi le bande criminali dei rapimenti di bambini in America Latina) per altri pochi eletti. E, se occorre, semplicemente il Leviatano deciderà di prelevare un organo a una persona per darla a un’altra, perché lui è il padrone.

E così si passa dal Leviatano di Hobbes e dalla Repubblica del giovane Platone all’Homme machine” di Cartesio, con la sua res extensa. Il tutto per inaugurare ufficialmente, con l’avallo politico e soprattutto giuridico, il ritorno delle società ex cristiane e neo pagane alla pratica dei sacrifici umani. Come scrisse Nicolás Gómez Dávila, «Il culto dell’umanità richiede i sacrifici umani».

In questo contesto, appare ora più chiaro quanto possa essere epocale la condanna a morte di Charlie. E a dir poco devastanti appaiono i silenzi di chi dovrebbe urlare senza sosta, scendere in piazza, smuovere le vie diplomatiche, scuotere i media, ma, soprattutto, riempire le chiese di preghiere e processioni e suonare le campane a martello.

Di contro, grande speranza invece suscita il grande numero di cattolici laici che si sta arrabbiando, sta agendo, come può, per salvare Charlie, o per riparare a questo sacrificio umano. Questo è il piccolo gregge di Israele, oggi. Questa è la Chiesa, unita a quei pochissimi ecclesiastici che ancora credono nella vera fede. Questo popolo di laici cattolici ha ora il dovere di capire che siamo in guerra, sotto attacco, e quindi di combattere ogni giorno come può per la salvezza di tutti e in particolare dei vecchi e dei bambini. Chi diserta, chi si disinteressa pensando solo a propri interessi e alla propria carriera, chi si nasconde dietro la maschera abusatissima della “moderazione”, è connivente con il Leviatano.

La vicenda di Charlie ci insegna che siamo in guerra contro la società dei diritti dell’uomo e delle democrazie compiute, della tolleranza laica e dialogo con la modernità. Società che ogni giorno di più getta la maschera e mostra il suo vero volto: bisogna combattere, possibilmente uniti e senza inseguire i pifferai magici di queste gerarchie e di questa società infernale. 

 

 

Lo Ius soli  è il vero razzismo

Lo Ius soli non ha un senso pratico: infatti, siamo già invasi, da anni, e lo siamo ogni giorno di più. Non c’è bisogno dello Ius soli per far entrare milioni di immigrati, né, specificamente, per far arricchire ONG varie di varia natura, e in particolare quelle pacifiste sinistrorse e quelle pseudo cattoliche (insieme alla criminalità organizzata, ovviamente). E i clandestini, e anche i non clandestini, hanno più “benefit” (come si dice oggi) degli italiani. Pertanto, lo Ius soli serve solo a dare loro il diritto di voto. Per farli votare a sinistra ovviamente.

Ma chi crede che venga introdotto per queste ragioni non ha capito. La portata dello Ius soli è immensa, ed è precipuamente ideologica. Occorre, ormai, a invasione in atto – nella tranquillità derivante dal fatto che nessuno si oppone veramente, nel senso concreto, pratico, ma anzi si ha l’appoggio pieno di interi settori della società, clero in primis – far passare nella mentalità generale il principio che se esiste l’Italia, non devono esistere più gli italiani. O meglio, continueranno a esistere anche gli italiani, ma non quelli che abbiamo avuto finora e che si sono formati in maniera naturale e libera nel corso della storia, bensì quelli che avremo da ora in poi. Si tratta insomma di costituire un nuovo “demos”.

Se il “moderato” di turno crede che stiamo esagerando, la risposta è facile: si potrebbero portare decine e decine di testimonianze e ragionamenti inoppugnabili in tal senso, ma mi limiterò a rendere noto quanto scritto da un politico “serio” (dal punto di vista dei moderati, s’intende) e generalmente apprezzato (candidato di peso perfino alla Presidenza della Repubblica alle ultime elezioni presidenziali) come Stefano Rodotà dopo i famosi “Trattati di Nizza” del 2001. Proprio alla luce di quanto stabilito in quei trattati – il cui senso era quello di fornire una nuova “carta costituzionale” all’Unione Europea alla vigilia dell’introduzione dell’euro – Rodotà sostiene che in una “Nuova Europa costituzionale”, antidiscriminatoria e ugualitaria, non può che essere inammissibile il principio di discriminazione razziale, o anche solo di differenziazione etnica, verso coloro che nascono in Europa ma sono di razze ed etnie non europee dal punto di vista storico: costoro hanno diritto allo Jus Soli, e, col tempo, non solo coloro che vi nascono nel continente, ma anche coloro che vi arrivano, sia che abbiano lavoro e famiglia o meno. Altrimenti si ricade nella discriminazione razziale e, in ogni caso, in una concezione ormai obsoleta della stessa Europa. Scrive testualmente Rodotà: «Perché non valorizzare il fatto che, salvo limitate eccezioni, i diritti della Carta prescindono dalla cittadinanza nazionale, e parificano così europei e stranieri, immigrati legali e clandestini?». E aveva scritto in precedenza: «Un demos, un popolo europeo non esiste ancora, ma non si può aspettare che esso nasca per fare passi decisivi verso una vera costituzione europea (…) Attraverso i diritti si pongono le premesse per la Costituzione di uno spazio pubblico europeo e si creano, quindi, le condizioni per la nascita di quel demos»[1].

Rodotà non afferma che il demos debba essere quello della somma degli europei “storici”, delle razze ed etnie da secoli e millenni stanziate nel continente, magari nel frattempo mischiatesi tutte e solutesi in un “melting pot” continentale. Rodotà afferma chiaramente che il demos della Nuova Europa va creato. Pertanto, nulla osta a far entrare milioni di immigrati, specialmente africani e medio-orientali nella vecchia Europa: anzi, è necessario.

Nella Nuova Europa costituzionale, ogni uomo può essere europeo, anche se non appartiene alle usuali stirpi che da millenni hanno abitato il continente, anche se vi arriva da adulto, purché appunto aderisca pienamente non all’identità, cultura, civiltà dell’Europa millenaria, ma al patriottismo costituzionale europeo, il nuovo DNA dell’essere europei scaturito dai Trattati di Nizza. Anzi, un extraeuropeo che aderisca a questo spirito democratico, ugualitarista e antidiscriminatorio, sarebbe certamente molto più “nuovo europeo” di un italiano, di un tedesco, di uno spagnolo, ecc., che invece rimanesse ancorato a una ormai superata visione di un’Europa (classica, cristiana, nazionalista, ecc.) che deve al contrario essere progressivamente perfino cancellata dalla memoria collettiva.

Insomma, come Rodotà (ma potremmo riportare decine di testimonianze di politici, intellettuali, burocrati) ci spiega, il fine ultimo dello Ius soli è la creazione del meticciato come nuovo demos del continente europeo. Che vuol dire ovviamente la distruzione razziale ed etnica degli italiani (in primis) e gli altri popoli europei. La cancellazione progressiva ma inesorabile dell’intera civiltà europea da ogni punto di vista, non ultimo quello specificamente razziale. Ecco perché ultimamente si fa un gran parlare del “Piano Kalergi”: perché è vero. E chi non è informato a riguardo, farebbe bene a informarsi.

L’Unione Europea, tramite anche i Trattati di Nizza, si è data lo scopo della distruzione non solo dell’ordine naturale del creato con la omosessualizzazione forzata della gioventù, con il gendersimo, con l’eutanasismo (che solo gli ingenui e i bugiardi possono credere che si limiti ai casi estremi di sofferenza: si veda il caso di Charlie in questi giorni) e tutti gli altri ismi della perversione morale e intellettiva oggi imperante; non solo della distruzione economica di interi popoli (come i greci, di cui nessuno parla più) e di intere società (come quella italiana); non solo della statualità nazionale (il concetto di patria, con cui tutti noi siamo cresciuti, non esisterà più); ma anche della distruzione razziale degli europei.

Ho usato appositamente il termine “razziale”, il più grande di tutti i “tabù” (utilizziamo il loro linguaggio…) dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Per troppo tempo, sotto la costruzione di una maledizione collettiva di cui peraltro nessuno di noi ha colpa alcuna, abbiamo taciuto a riguardo, abbiamo acconsentito alla progressiva distruzione dell’ordine del creato anche da questo punto di vista. Infatti, le razze le ha create Dio, come ogni altra cosa, e – come ogni altra cosa voluta da Dio – sono quindi buone in sé.

La divisione in razze, popoli, etnie, dell’umanità, è una cosa meravigliosa. Come un campo di fiori che riempie la terra intera e la infarcisce di colori e profumi diversi, ovvero di civiltà e ricchezza per ogni gusto. Come lo stesso campo, se fosse rivestito di un solo unico fiore, sarebbe immensamente meno bello, così il nostro mondo sarà meno bello se abitato da una sola unica razza meticcia, ciò che è l’obiettivo finale di chi sta dirigendo oggi la storia verso gli scopi ultimi di un piano diabolico di distruzione di ogni differenza e bellezza (unica razza, unica lingua, unico Stato, unico governo, unica moneta, unica umanità totalmente sotto controllo e, ovviamente, religione unica per tutti). È il Creatore che ha creato i cinesi, gli indiani, gli egizi, i greci. È il Creatore che ha voluto che l’umanità avesse conformazione fisica differente: che vi fossero bianchi, neri, asiatici, e ha fatto in mondo che ogni megarazza o popolo o anche etnia avesse una sua sede naturale in questo pianeta e sue peculiarità fisiche, linguistiche, civili e culturali. È meraviglioso che vi siano i cinesi e i mongoli, gli africani e i giapponesi, indios e arabi, latini, germanici e slavi, ecc. E che ogni razza, popolo ed etnia abbia una sua sede storica naturale.

Se la parola “razza” incute una sorta di sotterraneo timore psicologico, ciò avviene a causa di un riuscitissimo immenso lavorio pluridecennale di responsabilizzazione collettiva di un male storico – relativo a una sola specifica ideologia, peraltro totalmente anticristiana, e limitata a un brevissimo momento cronologico dinanzi al corso dell’intera storia – di cui noi tutti – tedeschi attuali compresi – non abbiamo responsabilità alcuna: eppure, lo viviamo come se avessimo una vergogna da nascondere. La stessa parola “razza” dà fastidio: ma ci dimentichiamo che, come detto, è dono di Dio. Quest’opera genialmente satanica è servita, e serve, a farci odiare noi stessi, a farci accettare ciò che per i nostri antenati sarebbe stato inaccettabile, anzi, impensabile: il suicido – dopo quello morale, religioso, economico, politico, culturale – razziale ed etnico della nostra comunità.

Noi saremo la generazione che avrà distrutto l’italianità.

Non solo le razze e le etnie sono costitutive dell’ordine del creato, e quindi volute da Dio; non solo è cosa meravigliosa che ve ne siano tante, tantissime, dalle macrorazze fino alle più svariate “sfumature” etniche (basti pensare anche solo agli italiani, coacervo di etnie), dono immenso dell’umanità di ricchezza civile, culturale, linguistica, artistica, perfino culinaria, ecc.; ma va detto chiaramente che se esiste il “razzismo” (ogni cosa buona, di qualsiasi genere e natura, presenta in questa vita inevitabilmente la propria degenerazione), questo consiste proprio nell’odio verso le razze.

Mi spiego. Esistono due livelli di “razzismo”: quello più noto, il suddetto “incubo collettivo”, è in realtà, per quanto gravissimo e inescusabile in sé, il meno grave: un popolo, una razza, odia un’altra razza (o popolo), o alcune altre razze, e li vuole sottomettere (in casi estremi, eliminare): è accaduto, è una mostruosità storica, ma non è il livello peggiore. Vi è infatti un secondo livello di razzismo, che è immensamente più grave. È il razzismo di coloro che odiano tutte le razze, tutti i popoli, tutte le etnie, e vogliono eliminarli. Siccome non è possibile uccidere l’intera umanità (almeno per ora), si attua questo infernale progetto mischiando tutti i popoli – tramite invasioni di decine di milioni di persone, più o meno in difficoltà (e quando le difficoltà non sono sufficienti si creano: vedi Libia, Siria e altri casi simili) – in un’unica razza meticcia, il nuovo demos di Rodotà e soci. E, per far accettare il progetto alle popolazioni più benestanti e civili, che dovranno subire questa invasione, si prepara una colpa collettiva come una sorta di maledizione umana perenne e si scatena tutta la scuola, l’università, l’editoria, giornali e televisioni, la politica, e ovviamente il clero, per decenni, ogni giorno, ovunque, al fine di predisporre la quasi totalità delle persone all’immenso, folle, suicida cambiamento.

Voglio dire che il vero razzismo, il livello più “maturo” e devastante di razzismo, è quello degli antirazzisti di professione, che odiano tutte le razze. L’antirazzismo altro non è che l’altra faccia del razzismo: è un’ideologia totalitaria e intollerante, che prevede il carcere (e peggio) per legge a chi non vi aderisce, che si riconosce dal fanatismo di coloro che vi cascano (specie i giovani e i più semplici) ed è finalizzato alla realizzazione del piano (che noi chiamiamo di Kalergi, ma che è ben più antico, in quanto presente da sempre nei progetti massonici) di distruzione di ogni differenza razziale, culturale, civile, economica, religiosa, dell’intera umanità.

L’antirazzismo è essenzialmente distruttivo, e in quanto tale è costitutivo del razzismo. Il vero “non razzista” non è razzista appunto ma non è nemmeno antirazzista. In quanto ama ogni razza, popolo, etnia e vi vede, in ogni razza, popolo ed etnia, il piano e il dito di Dio. Come chi scrive.

E non si dica che le razze e i popoli si sono sempre mischiati. Questo è vero, almeno per l’Occidente (perché in realtà in Africa e Asia ciò non è mai avvenuto, tanto è vero che razze e popoli di quei luoghi mantengono pienamente le caratteristiche fisiche e culturali dei loro antenati): ma erano movimenti di popoli che avvenivano per ragioni storiche precise, non “organizzati” a tavolino a scopo distruttivo. Chi afferma che oggi non esistono più le “razze pure” e quindi è inutile fare questi discorsi, oltre a essere un ignorante (i giapponesi, i cinesi, gli indiani, gli arabi, i neri dell’Africa, insomma, miliardi di persone, non sono forse ancora oggi “razza pura”?) o bugiardo, è un vero razzista. Il problema non è la “purezza della razza”: il problema è la volontà prestabilità da ideologie totalitarie e dissolutorie di distruggere ciò che esiste da millenni per scopi inconfessabili.

Lascio al lettore l’intuizione su chi oggi, tra tutti i potenti e leader mondiali, sta attuando alla lettera questo piano, essendosi chiaramente venduto a quei poteri totalitari, sinarchici e finanziari che hanno avuto il compito di realizzarlo agli inizi di questo XXI secolo.

Un conto è la carità verso il prossimo in difficoltà: si vogliono aiutare i popoli africani e asiatici in difficoltà? Ottimo e semplice: si investe nei loro paesi, così li si fa progredire, non li si obbliga a dolorose separazioni e rischiosi viaggi, a sicura miseria qui, e si guadagna pure investendo in aree di sviluppo. Quindi, l’immigrazionismo non ha nulla a che vedere con la carità e l’ospitalità: ne è anzi l’antitesi. Lo Ius soli è invece fondato sull’odio distruttivo. Anzi, come detto, sul razzismo.

La vera carità consiste nel portare aiuto – sia chiaro: a chi veramente soffre, non al 90% degli immigrati che giungono in Italia e che sono tutti nel pieno delle forze fisiche, ricolmi di richieste di diritti e di tracotanza e disprezzo verso chi li ospita e spesso di violenza, mentre delle decine di milioni di persone che muoiono realmente di fame non v’è traccia alcuna – a chi è in difficoltà direttamente nelle loro terre, investendo lì in fabbriche, scuole, ospedali, bonifiche, lavoro, cultura, ecc. In questo modo, quelle persone rimangono nelle loro terre e patrie e crescono migliorando le proprie condizioni, mentre noi manteniamo il mondo lasciatoci dai nostri antenati. E ognuno mantiene la ricchezza meravigliosa della propria integrità, fiore dell’immenso campo dell’umanità, come Dio lo ha seminato.

Questa è la carità: il rispetto degli altri, l’aiuto agli altri nel rispetto verso noi stessi, la difesa dell’ordine del creato come il Creatore lo ha pensato e voluto. Il resto, è infernale trappola di distruzione. Per tutti, immigrati compresi.

E la carità verso noi italiani? La carità verso i nostri figli e nipoti? E la responsabilità di conservare e trasmettere quanto ci è stato conservato e trasmesso da tutte le precedenti generazioni italiane? Questa responsabilità è talmente onerosa, cogente e grave che venirne meno vuol dire essere traditori: verso i posteri, verso gli antenati, verso l’Italia, verso la storia della più grande civiltà umana, verso la Carità. Verso l’ordine del creato e quindi verso il Creatore.

Forse, proprio in nome della Carità e della responsabilità, dovremmo tutti muoverci contro il razzismo degli antirazzisti, per non essere noi stessi i primi razzisti. Questa è l’ora della Carità: anche di quella del nostro essere italiani.

[1] Rodotà Stefano, La Carta come atto politico e documento giuridico, in Manzella A. – Melograni P. – Paciotti E. – Rodotà S., Riscrivere i diritti in Europa. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, Bologna, Il Mulino, 2001, citazioni pp. 76 e 67.

 

 

Regola aurea

Ecco una regola aurea di comportamento: quando siamo indecisi su quale sia peggiore tra due o più mali, occorre guardare a cosa ne pensa il Nemico. Da questo punto di vista, lui non sbaglia mai.

Cosa intendo dire? Esempio pratico, praticissimo: per la Rivoluzione cosa è più utile, difendere il femminismo o l’immigrazionismo? Infatti, è palese a tutti che le due cose sono inconciliabili: o si vantano i diritti delle donne o si vantano i diritti della sharija. Semplice.

Ebbene, da sempre, i figli, servi e buffoncelli di corte della Rivoluzione hanno dato prova che tra il male interno del mondo una volta cristiano – ovvero il femminismo – e quello proveniente dall’esterno – ma sempre per vie interne – ovvero l’invasione immigrazionista, specie islamica, quello a cui tengono di più è il secondo. E di gran lunga.

Negli spettacoli, nei talk-show, specie quelli condotti da femmine, sui media, nei luoghi di cultura, ovunque, da anni, si nota questo: a partire ovviamente dalle femministe stesse, le quali da quanto esiste l’immigrazione islamica – ovvero l’immensa occasione di tornare in auge trovando finalmente senso alla propria esistenza – sono sparite del tutto, se non per rivendicare le follie genderiste. Se ci fate caso, quando vi sono contrasti tra “usi” degli immigrati e diritti delle donne, difendono sempre i diritti della civiltà che ci sta invadendo. I diritti delle “risorse”, e buonanotte al secchio per le donne.

Ed eccoci al caso strano della Debora Serracchiani, avvenuto qualche tempo fa. Sempre in prima linea in tutto il fetore della sovversione antiumana (non ne facciamo un’eroina, è un soldato ligio al dovere e nient’altro), ha avuto l’ardire, da buona femminista, di dimenticarsi il suo ruolo e per un miliardesimo di secondo usare il cervello, sempre naturalmente secondo gli schemi con cui è stata “costruita”, affermando che è scandaloso che chi viene ospitato con tutti i riguardi ricambi violentando donne. Sennonché, le è sfuggito che questi schemi ormai sono superati: la Rivoluzione, sua padrona, ora se ne frega altamente delle donne. Ora, il comando di scuderia è: “invasione”! Quindi, immigrazionismo senza freni. E se le donne vengono violentate… in fondo che male c’è? Si incrementa la nuova razza costituenda…

Conclusione per tutti noi: ancora una volta insisto su un punto scomodo, che mi isola, che mi fa apparire meno gradito, ma sul quale non vengo meno, per il semplice motivo che è verissimo. Di tutti i fronti di attacco della Rivoluzione antiumana odierna, quello a cui essa tiene di più oggi è l’invasione immigrazionista. Più del gender (tanto è vero che sono un poco in difficoltà… lo devono rilanciare). Più di ogni altro aspetto sovversivo e infernale.

Questo dovrebbe essere di lezione per tutti noi. Combattere su ogni fronte, difendere il bene sempre, ma tenendo presente che oggi il Nemico avanza a tutto spiano anzitutto sul fronte della distruzione degli italiani e di quanto rimane della Cristianità.

Con una aggiunta essenziale, sulla regola aurea. Ovvero che oggi, oltre a guardare cosa fa il nemico, basta guardare anche cosa fanno, quotidianamente, coloro che dovrebbero essere i primi amici, i nostri padri. E così ogni dubbio è tolto…

Il male più incombente, oggi, che piaccia o meno, che lo si accetti o meno è l’immigrazionismo. Stanno entrando a milioni, per cambiarci per sempre. E con la complicità di tutti. Serracchiani docet. E non solo.

Bisogna combattere a 360°, per salvare gli italiani – e tutti – a 360°. A partire dai bambini.

Abbiamo l’obbligo e la gravissima responsabilità di lasciare ai nostri figli ciò che i nostri padri e antenati hanno trasmesso a noi e conservato per millenni a noi. A partire dalla Fede, dalla legge morale e naturale, dalla civiltà, dalla cultura, dalla italianità.

 

 

 

 

I giorni dei laici

La processione del Comitato “Beata Giovanna Scopelli”, tenuta in riparazione del cosiddetto “gay pride” del 3 giugno a Reggio Emilia, è stata un grande successo, per partecipazione, raccoglimento, preghiera, ordine. Tutto il plauso possibile va agli organizzatori, tutti giovani e anche giovanissimi, che hanno avuto il coraggio di tenere testa per settimane ad attacchi pubblici, anche a livello nazionale, da parte delle forze mediatiche filo-omosessualiste e al contempo a pressioni fortissime da parte dei nemici interni, ovvero del mondo ecclesiale e pseudo cattolico odierno, preoccupato anzitutto e soprattutto non delle offese e delle bestemmie che gli omosessualisti scagliano contro Dio e la sua Chiesa, della guerra che operano contro l’ordine naturale morale e civile, ma di non offendere – e nemmeno turbare, nemmeno dare l’idea di essere minimamente a loro volta turbati – gli omosessualisti.

E questo è il punto focale. Non l’omosessualismo, sul quale abbiamo tutti le idee chiare, ma i sostenitori interni dell’omosessualismo, pertanto i nemici di questa processione di riparazione e di tutto il mondo cattolico legato alla Tradizione perenne del Magistero, tanto teologico che morale, ecclesiale e all’ordine naturale della corretta sessualità e della sacramentalità del matrimonio cristiano, sono ormai il vero nemico.

Dobbiamo ormai dircelo con chiarezza ineludibile: a parte lodevoli eccezioni – sia per quanto riguarda coloro che sono noti, sia per quanto riguarda tanti che magari soffrono nel silenzio interiore e che, per varie ragioni, più o meno condivisibili, tacciono – il clero odierno si è venduto al mondo. Ma questa affermazione è molto ma molto ottimistica; perché, invece, in altri e per niente sporadici casi, è esso stesso il mondo.

Che si tratti di relativizzare gli insegnamenti della dottrina morale di sempre (a partire da quelli evangelici); che si tratti di non nominare più Gesù o la Vergine Maria, di non parlare dell’inferno o di mandare a dire che il diavolo è un simbolo; che si tratti di parlare di un “dio” e di una “madre” comuni all’intera umanità; che si tratti di non condannare più il peccato, che si tratti di praticarlo e avallarlo; che si tratti di gettare nel water della massa idiota tutta la dottrina della Chiesa, la liturgia e di vanificare l’Eucarestia per andare incontro ad eretici, infedeli e miscredenti; che si tratti di far passare come nuovi riferimenti teologici e dottrinali eresiarchi da sempre condannati da tutta la Chiesa docente (e pure discente); che si tratti di farci invadere da milioni di immigrati allo scopo dell’ottenimento della religione universale unica e della razza unica meticcia; che si tratti di non condannare mai (o solo raramente, giusto per far cadere nella trappola i bugiardoni e gli ipocriti che vogliono caderci) il gender, l’eutanasia, la bestialità, le uccisioni di Stato dei bambini non nati e anche appena nati, e al contrario maledire le presunte offese arrecate alla terra (“gaia”, la nuova madre di tutti) e all’“ambiente”, con tanto di rituale proiezione di animali sulla facciata della basilica più importante del mondo; che si tratti di gettare in un altro water tutti i martiri di tutti i secoli che hanno dato la vita per testimoniare la fede e la Verità e al contrario esaltare i mostri di questo mondo, a partire dagli abortisti; che si tratti di parlare sempre e solo di economia (arrivando a condannare il commercio, ma, guarda caso, non la finanza!) e mai di valori, di bellezza, di arte, di quanto di meraviglioso ha prodotto la civiltà cristiana del passato; che si tratti di costruire chiese che sono sgorbi schifosi e vomitevoli pagando miliardi ad architetti infami, mentre, guarda caso, quei soldi potevano essere dati proprio ai poveri veri; che si tratti di preoccuparsi sempre e solo degli islamici e di strafregarsene degli italiani e dei cattolici “bianchi” (unico peccato imperdonabile); che si tratti di tutto questo e molto altro ancora;

ebbene, una cosa è ogni giorno più chiara: oggi, il Depositum Fidei, è difeso non che sarebbe addetto a farlo, ma da quei laici che si battono – contro tutto e contro tutti, a partire dal clero traditore per finire con i poteri di questo mondo, rimettendoci in salute, soldi, carriera, ecc. – per la difesa della Fede, della Liturgia e della Verità in ogni suo aspetto.

Paradossalmente, su una cosa il Concilio Vaticano II, ovvero la porta d’ingresso della Chiesa spalancata al mondo e ai suoi padroni, ha avuto ragione: questa è l’epoca dei laici. Ma non dei laici che piacevano ai figli del Concilio, ovvero l’esercito immenso dei “cattolici” venduti al mondo. È l’epoca di quel piccolo resto di Israele che manterrà la fede e salverà la Chiesa. E, questo piccolo resto, è in gran parte composto di laici cattolici tradizionali.

Certamente, senza clero, senza vescovi, non vi può essere Chiesa: e prima o poi occorrerà, per la salvezza della Chiesa stessa, il ritorno di un Papa degno del ruolo di vicario di Dio e custode del Depositum Fidei. Per questo bisogna, seppur con non poca difficoltà, restare vicino a quei pochissimi sacerdoti e ancor più pochi vescovi e cardinali che, pur con non pochi limiti, rimangono però fedeli, almeno in linea di massima, almeno su qualche punto della dottrina, alla Fede e alla Verità di sempre. L’unione di questi pochissimi ecclesiastici con il piccolo resto di Israele, fatto di laici, certamente peccatori, ma anche fieramente legati alla Tradizione e alla Chiesa di sempre, costituirà lo scoglio di salvezza nel maremoto attuale, il faro nella tempesta di una notte che sembra non finire mai, per tutti coloro che prima o poi si risveglieranno dal sonno profondo del suicidio spirituale e morale in cui sono caduti.

Questi sono i giorni dei laici. Che piaccia o meno, ma così è, come evidente. I laici non possono produrre e impartire sacramenti. Per questo sono i giorni delle processioni, delle marce (vanno bene anche le marce, se ben fatte), dei giornali, dei libri, delle case editrici, delle associazioni, delle preghiere, dei rosari, dei pellegrinaggi, delle testimonianze, anche teologiche e dogmatiche, quotidianamente date per difendere la purezza della fede (anzitutto dalle eresie del clero), oltre che politiche, culturali e sociali, dei laici cattolici tradizionali.

I quali hanno come primi micidiali nemici i cattolici che hanno scelto di non vedere, di non sentire, di non parlare (se non contro i primi), di far finta di non capire. Hanno come primi nemici i nuovi idolatri, in fondo caduti in una nuova forma di paganesimo, che nulla ha a che vedere con la Chiesa di sempre. E quindi tutta l’immensa legione dei pseudocattolici venduti al mondo.

Noi ci siamo. Siamo sparsi in gran parte dell’Italia, il che è uno svantaggio ma anche un vantaggio. Utilizziamo internet come mezzo quotidiano di apostolato (finché ci si consentirà di farlo), siamo pronti ai sacrifici: solo chiediamo l’aiuto di tutti, di tutti coloro che hanno capito e non fingono, di tutti coloro che vedono, sentono, parlano e vogliono combattere la santa battaglia di questi giorni, la guerra più importante di tutta la storia umana.

Aiutiamoci unendo tutte le forze. Ma non a parole. Non con un post o commento su Facebook per poi sentirsi a posto con la coscienza e scappare subito a casa, dimentichi di tutto quanto poco prima urlato e minacciato; bensì concretamente e costantemente. Ognuno sia pronto a dare ciò che ha: preghiere, tempo, soldi per portare avanti le tante iniziative, aiuto materiale, ospitalità a chi viaggia per apostolato, ecc. Ognuno avvicini le persone di cui si fida, di cui ha stima, e insieme reagiamo con i mezzi che abbiamo. E, come la Madonna in preghiera durante il sabato santo, attendiamo il giorno del Sole di Giustizia, che infallibilmente sta per arrivare.

Facendo però ognuno la propria parte. Oggi, 3 giugno 2017, una parte di questo piccolo resto ha fatto la propria. Grazie a tutti.

 

 

 

Doverosa rettifica e necessaria richiesta

Ieri sera ho ricevuto a tarda ora una telefonata, in cui mi hanno spiegato che – riguardo la situazione del gay-pride di Reggio Emilia (e quindi di un mio precedente intervento su Facebook dove lamentavo che il vescovo di quella diocesi aveva inviato un saluto al Gay-pride) – le cose starebbero in questa maniera: il vescovo non ha mandato i saluti per il prossimo gay-pride del 3 giugno.
Bene. Prendiamo atto di questo. Rimangono però due punti fermi.
Primo punto (il meno grave, pur significativo). Rimane il fatto che il vescovo ha preso le distanze (come tutti i giornali hanno immediatamente riportato) dalla processione di riparazione che alcuni gruppi di cattolici laici stanno organizzando lo stesso giorno per le vie della stessa città, dicendo che non è organizzata dalla Curia. Ciò è verissimo. Infatti è un’iniziativa di laici, ma, trattandosi di una cosa bella buona e giusta dal punto di vista delle fede cattolica e della morale naturale, forse sarebbe stato più opportuno non prendere immediatamente le distanze quasi si trattasse di una marcia su Roma rinnovata… Come se questi laici stessero facendo qualcosa di esecrabile.
Secondo punto (molto più grave). Un esponente del clero reggiano si è recato in rappresentanza del vescovo alla veglia per le vittime dell’omofobia che si è tenuta qualche giorno fa. 
Ora, partendo dal presupposto – che mons. Camisasca conosce benissimo – che non esiste l’omofobia, ovvero che è un’invenzione ideologica degli ultimi anni (come il neologismo testimonia incontrovertibilmente) finalizzata a creare un reato di opinione – e quindi poi legale e penale – contro coloro che difendono l’ordine naturale e il matrimonio sacramentale – e che pertanto non esistono vittime dell’omofobia (semmai della violenza, così come non esistono femminicidi, ma omicidi di uomini e donne), non si capisce per quale ragione il vescovo abbia inviato questo rappresentante. La cosa – se questa è la realtà dei fatti – sarebbe di una gravità inaudita.
Nella telefonata di ieri sera mi hanno però specificato che il prete è andato per una sua scelta personale, e non a nome della curia.
Bene. Benissimo, anzi. Però, se così è, ci aspettiamo che la Curia di Reggio Emilia, come ha preso le distanze pubblicamente dalla processione dei fedeli cattolici, infinitamente a maggior ragione prenda le distanze dal prete – notoriamente sinistrorso – che è andato di sua sponte alla “veglia”.
Altrimenti, c’è poco da fare: mons. Camisasca, certamente al di là della sua volontà personale, però finisce per dare l’idea che la Curia avalli il prete che va a omaggiare la veglia degli “antiomofobi” (chi tace acconsente) e condanni la processione di riparazione in nome della difesa dell’ordine naturale, della famiglia e della vita, fatta dai fedeli cattolici.
Siccome siamo certi – e lo diciamo senza ironia, seriamente – che il vescovo non condivide il suo prete e che invece sia un difensore dell’ordine naturale, proprio per tal ragione sarebbe cosa opportuna e giusta rettificare alcune posizioni che si sono venute a creare.
Nessuno può obbligare il vescovo a dare un assenso o avallo o appoggio o fosse pure un “sorriso” alla processione, per quanto sarebbe in sé cosa buona e giusta. Ma certamente sarebbe graditissimo sapere che la Curia di Reggio Emilia non avalla la veglia delle vittime dell’omofobia e al contempo condanna la processione di riparazione dei fedeli.
Ci auguriamo che tutto questo sia frutto di equivoci, su cui come sempre hanno marciato (e marceranno) i giornali e che invece tutto sarà chiarito pienamente dalla Curia. Se abbiamo scritto, è per correggere una nostra imprecisione – dovuta ad altre informazioni e a quanto scritto sui giornali – e per invitare alla chiarezza per il bene di tutti. E ci auguriamo che le informazioni ricevute ieri sera siano vere e che quelle dei giornali siano false.
Aspettiamo con fiducia. Magari… pure un “sorriso”… che sarebbe certamente ben gradito e giusto in sé.

Un’epifania rivoluzionaria

Il risultato delle elezioni presidenziali francesi induce ad amare e ferme considerazioni.

È una vittoria completa dei “poteri forti”, della finanza internazionale, mondialista, sinarchica, immigrazionista ed europeista. La vittoria consiste soprattutto nel fatto che hanno generato – novelli Frankenstein – dal nulla una sorta di “homunculus”, perfettamente registrato all’uopo, esteticamente, emotivamente, psicologicamente e comportamentalmente impeccabile, e che questa “creatura” ha vinto come un treno in corsa.

Macron è un’epifania rivoluzionaria.

Naturalmente, ha potuto ottenere il suo risultato solo grazie all’immancabile appoggio dei “moderati”, ovvero dei traditori geneticamente programmati della civiltà cristiana e occidentale. Fa impressione il fatto che la sera stessa della sconfitta al primo turno Fillon abbia dato indicazione di votare Macron: tutto era già programmato. Macron stesso, in fondo, è stato tirato fuori dal cilindro proprio perché era chiaro che Fillon non era in grado di creare quella muraglia di resistenza necessaria a “salvare” la Francia dalla “catastrofe” lepenista.

Macron è di “centro”: che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Presentandolo come candidato di centro, lo si è reso votabile dai conservatori fino ai comunisti, con la giustificazione dell’antilepenismo, appunto. Ed è quello che è avvenuto.

La verità banalissima e crudele è che gli europei, avendo ancora la pasta e il pane a tavola, e pure la carne, e pure la macchina, e parecchi ancora pure la casa prima e seconda, e i biglietti per le vacanze, preferiscono non pensare, non capire, non rischiare. Preferiscono far finta che tutto sia ancora come nei decenni del dopoguerra. Compresi coloro che sanno come stanno le cose, che le denunciano pure. Ma, al dunque, diventano restii ad operare in maniera profonda per fermare la catastrofe della nostra società e civiltà. Dinanzi alla pancia ancora piena e alla vita ancora relativamente “tranquilla” (tanto, i disoccupati, le donne violentate o gli uomini assassinati dagli immigrati, le vittime del terrorismo, i bambini rieducati al gender, sono sempre “gli altri”), il loro coraggio si annebbia: meglio non apparire “sgraditi” al sistema e mantenere quelle piccole “abbondanze” che ancora abbiamo. Finché durano.

Non stiamo dicendo che Marine Le Pen era il rimedio a tutti i suddetti mali. Anzi, Marine Le Pen, per molti di questi mali, a partire da quelli gravissimi di ordine morale (omosessualismo, genderismo, eutanasismo, abortismo, ecc.), non era affatto un rimedio, ma un’altra tragedia. D’altro canto, per l’aspetto invece dell’antieuropeismo, della guerra all’euro e all’immigrazionismo, di un rinnovato sovranismo, si presentava invece come un possibile (il carattere ipotetico rimane obbligatorio, visto anche il cambiamento repentino di un Trump) ostacolo alla corsa dissolutoria dei poteri forti sinarchici e mondialisti. Comunque, era un simbolo da abbattere.

E la Le Pen è stata duramente sconfitta. Le chiacchiere riduzionistiche stanno a zero. Riprova cogente è che ha già detto che vuole cambiare nome al partito: un modo per scaricare la colpa del fallimento sul padre. Cambierà anche il cognome e il proprio viso, visto che gli somiglia particolarmente?

Il problema non si risolve cambiando il nome dei partiti, il che presuppone poi, inevitabilmente, un progressivo cedimento di valori, fino a divenire pienamente accettati da quel sistema dei poteri forti che si voleva un tempo combattere (lo abbiamo già visto molte volte in Italia). Il problema è più profondo e risiede nel fatto che – dobbiamo ammetterlo con amarezza ma con chiarezza – oggi pensare di cambiare il corso della storia rivoluzionaria con gli strumenti usuali della Rivoluzione (ovvero all’interno del sistema democratico, a partire dai partiti) è impossibile e questo per tre ragioni inconfutabili: 1) già è difficilissimo creare un partito anti-sistema; 2) ancor più difficile è farlo decollare a livello nazionale, e comunque, ammesso che ci si riesca, questo richiede decenni (lo stesso Front National ha ormai quarant’anni); 3) ammesso anche che ci si riesca seriamente e abbastanza velocemente… arriva Macron.

E se non arriva Macron, arriva la magistratura. E se non arriva la magistratura, arriva qualcos’altro. Lo stesso inopinabile cambiamento di colui che in teoria è l’uomo più potente del mondo (e nella fattispecie odierna pure uno dei più ricchi in assoluto già per conto suo) sta a dimostrarlo chiaramente. Non mi meraviglierei se, piano piano, col tempo, si annacquasse pure la Brexit…

Che fare? Disperazione assoluta? Resa incondizionata? Chi scrive non ha la soluzione, ma cerca solo ora di gettare un po’ di lucidità per tenere ferma la speranza.

Il cattolico legato alla tradizione sa bene che per ogni evento della vita, specie per quelli più importanti e di natura sociale, vi sono sempre due vie di interpretazione e di operazione: la via sovrannaturale e quella naturale.

La via sovrannaturale non dipende da noi, se non in maniera indiretta: occorre pregare e fare tutto quanto possibile perché Dio intervenga al più presto e soccorra i suoi figli e la Chiesa (e l’Europa e l’Italia) dal trionfo delle forze della dissoluzione rivoluzionaria. Su questo piano, oggi, c’è molta aspettativa in chiave di profezie celesti (alcune – rarissime – vere, altre dubbie, la gran parte del tutto fantasiose): stiamo vivendo proprio il centenario delle apparizioni di Fatima in questi giorni. Possiamo solo pregare e aspettare, nella speranza che la promessa del 13 luglio 1917 divenga al più presto realtà.

Per quel che concerne la via naturale, credo che sarebbe giunta l’ora di smettere di sognare impossibili riscosse partitiche nel sistema democratico rivoluzionario in cui viviamo (è come rubare a casa dei ladri, o appiccare l’incendio a casa di Satanasso), il che però non esclude affatto, anzi, tutt’altro, l’impegno politico e culturale quotidiano e costante da parte di coloro che vogliono combattere la Rivoluzione gnostica, liberale, ugualitarista e mondialista. Questo impegno deve invece accrescersi, in quanto con la vittoria di Macron i pericoli disastrosi del gender, dell’omosessualismo, dell’abortismo, dell’eutanasismo, ma anche dell’invasionismo immigrazionista, dello strapotere pauperistico della finanza socialista, andranno ad accrescersi oltremisura. Insomma, ora saremo sempre più in mano ai Frankenstein dei nostri giorni, che ci vogliono far divenire sempre più bestie da soma sotto il loro controllo, distruggendo ogni nostro valore religioso, morale, etnico, culturale, civile, artistico, ecc. Vogliono “rivoluzionarci” antropologicamente”. L’incubo ora è totale, non più pensabile, ma reale.

Per questo occorre agire, più che mai. Ma occorre farlo in maniera molto ponderata e realistica, con chiara cognizione dei mezzi e dei fini e, ovviamente, in unione di forze. In questo senso, dinanzi alla catastrofe, sarebbe ora – lo ripetiamo per l’ennesima volta – che fossimo tutti capaci di superare le cause di divisione personale, ovvero l’aspetto meno grave (e quindi più colpevole) del nostro essere un’armata Brancaleone. Le divisioni ideologiche (e teologiche) e politiche non sono facilmente superabili: anzi, temo che col tempo si acuiranno sempre più, in quanto, specie a causa della devastante e sempre più radicale crisi della Chiesa, stiamo ogni giorno diventando di fatto due chiese differenti (ed è inutile, anzi, dannoso, nascondercelo: meglio dircelo…). Ma quelle di natura squisitamente personale possono essere superate con la carità e l’umiltà, almeno a livello funzionale per la battaglia comune. E in questo vi è più che mai necessità dell’appoggio materiale e concreto delle migliaia di cattolici, legati alla tradizione e al Bene, che si stanno svegliando ogni giorno di più: ricordiamoci sempre che più il demonio si mostra, più la sua bruttezza appare, più la gente ingenua comincia a capire. E a reagire.

La sconfitta di Marine Le Pen ci sia di insegnamento. La vittoria di Macron ci sia di sprone alla battaglia e all’unità. Per ottenere questa unità, è necessario averne lo spirito nell’anima e la disponibilità nella volontà: disponibilità a vincere la propria pigrizia o diffidenza e ad appoggiare chi ha la visione lucida delle cose e si impegna; disponibilità a incontrarsi; disponibilità ad aiutare le giuste e buone iniziative; disponibilità a creare struttura di buona battaglia comune.

Non è questa l’ora della disperazione. E nemmeno delle chiacchiere senza fatti. È l’ora dei guerrieri.

Fatevi sparare, siate democratici e moderati!

La Sinistra ha sempre detto, fin dalla sua “nascita” ufficiale nel 1789, di essere la forza dei diritti. Proprio gli eroi della Rivoluzione Francese parlavano di diritto alla difesa personale. Che poi è un aspetto congenito del diritto alla vita dell’innocente. Che poi in realtà è conseguenza del dovere del rispetto del V Comandamento.
La Sinistra odierna (in pratica PD-5Stelle, che, guarda caso, cominciano a essere sempre più spesso convergenti…), ha respinto la proposta di legge sull’intensificazione per gli italiani del diritto alla legittima difesa. Mi sembra ovvio: che bisogno abbiamo di difenderci? Abbiamo lo Stato che ci difende dentro le nostre case, nei nostri negozi, nelle stazioni la notte (e anche il giorno): i nostri negozianti vivono sicuri, le nostre ragazze possono uscire la sera tranquille, i genitori possono dormire tra quattro cuscini, noi tutti possiamo lasciare le nostre case incustodite con tutta tranquillità.
Non c’è droga, non ci sono spacciatori. Non c’è delinquenza. Non ci sono omicidi (in caso, da qualche anno, solo “femminicidi”). Non ci sono stupratori. Viviamo in una società pacifica e ordinata, dove a nessuno manca nulla.
Perché, quindi, parlare di diritto alla legittima difesa? Hanno ragione i sinistri, soprattutto i parlamentari: tanto, a casa loro, non accade mai nulla. Perché dare il diritto ai cittadini di possedere armi, e magari di usarle pure in caso di aggressione, creando così pericolosi presupposti di libertà personale? Altrimenti facciamo come negli USA, dove ogni tanto occorre trovare un pazzo che fa una strage in qualche luogo pubblico, per tentare di eliminare, anche lì, il porto d’armi, visto che, al di là di tanti altri mali di quella società, questo crea “pericolo” per i progetti di chi governa, in quanto gli americani (intendo dire la gente comune)… non scherzano su questo punto.
Pertanto, che gli italiani vengano massacrati e zitti e muti. E se qualcuno osa sparare a chi gli sta sparando, o violentando la figlia o la moglie, dentro casa, ci penserà il magistrato a metterlo dentro e a salvare il povero criminale dalla cattiveria dell’italiano armato!
Quindi, mi raccomando, tutti a votare PD e 5 stelle! Mica siamo nel Far West, noi.
Ah, dimenticavo: nel frattempo, stanno entrando milioni e milioni di risorse dall’Africa e dell’Asia. Tutti assolutamente pacifici e rispettosi della nostra religione, civiltà, società e delle nostre proprietà e vite. Quindi, non si dica che abbiamo bisogno della legittima difesa. Altrimenti, che bravi cittadini – e, soprattutto, che bravi cattolici rispettosi delle indicazioni che le gerarchie dai loro sicuri (finora) palazzi ci forniscono – saremmo?
Tutti disarmati e pronti alla morte (come dice l’inno nazionale). Ecco la vera democrazia. E tacciano i profeti di sventura e i poco tolleranti e moderati. Lo Stato ci protegge tutti.
E a nessuno venga in mente di pensare che il potersi difendere, legittimamente, è il primo grado della libertà. Ed è un dovere verso i più deboli.

Il giorno della lavanda dei piedi

Da quest’anno è diventato ufficiale: per tutti i media il Giovedì Santo è diventato “il giorno della lavanda dei piedi”.

Che è come dire che per una mamma il giorno del parto del suo primo figlio è il giorno di un acuto dolore o di un’operazione chirurgica.

Che è come dire che il giorno del matrimonio è il giorno degli ospiti.

O che il giorno della nostra morte è il giorno in cui bisogna trovare una bara adatta.

E si potrebbe continuare, ma è ovvio che ogni esempio risulta assolutamente improprio per difetto.

Non si tratta ovviamente di non dare il giusto peso a un rito voluto direttamente da Cristo ed evidentemente finalizzato a insegnare l’umiltà e la carità verso il prossimo come doveri precipui del clero, specie dei vescovi e del papa; ma si tratta di mantenere il giusto ordine gerarchico negli eventi della notte più importante della storia umana.

Cosa volete che siano le parole che Cristo pronuncia durante la cena?

Cosa volete che sia l’istituzione del Ss.mo Sacramento?

Cosa volete che sia l’istituzione della Santa Messa?

Che volete che sia l’istituzione della Chiesa stessa, sebbene ancora in via implicita?

Cosa volete che sia il tradimento di Giuda (che non per niente ormai è stato salvato, contro l’opinione di Gesù stesso…)?

Cosa volete che sia la Passione nel Getsemani?

Che volete che sia, tutto questo, dinanzi al lavaggio dei piedi? Che, peraltro, erano comunque i piedi degli apostoli, non degli apostati o dei pagani.

Che poi spostando il criterio di valutazione di questo giorno si ottenga il duplice risultato di mettere da parte il grande fastidio che deve essere ormai superato in quanto divisivo (ovvero la Transustanziazione, il Ss.mo Sacramento appunto) e si guadagni l’opportunità di piacere al mondo scegliendo sempre immigrati e islamici cui lavare i piedi, favorendo in maniera subliminale – e manco tanto – l’invasione immigrazionista, è solo una pura coincidenza, ovviamente.

Lo so, cerco sempre il pelo nell’uovo. Il problema però è che c’è chi vede il pelo nell’uovo e chi non vede la catena dell’Himalaya davanti ai propri occhi.

Anche sul Giovedì Santo ormai si stanno formando due chiese, come su quasi ogni altro aspetto teologico e dottrinale. Io appartengo alla Chiesa che festeggia, come i venti secoli precedenti, il Giovedì Santo, ovvero l’Ultima Cena, ovvero l’istituzione dell’Eucarestia, della Messa e l’inizio della Passione.

Chi appartiene alla chiesa della lavanda, si tenga anche gli immigrati con i piedi puliti. E pure quelli con i piedi sporchi.

Io mi tengo qualcos’altro. E andrò a cercarlo dovunque rimarrà, anche in capo al mondo.

Il giro di boa

Il 29 marzo 2017 è la data del giro di boa di questa artificiale costruzione di muratori che si chiama Unione Europea.
Ricordo che negli anni Novanta, quando ero tra i pochissimi in Italia a dire che sarebbe divenuta un Leviatano propedeutico al governo mondiale, specie con l’introduzione della moneta unica, mi sentivo sempre rispondere, dai tanti espertissimi di politica e finanza: “tanto dall’Europa unita non si può uscire, per costituzione e per convenienza, nessuno ne uscirà mai”.
Gli inglesi, che europei non sono mai stati, che costituzioni non conoscono e che invece conoscono da sempre cosa sia loro conveniente o meno (infatti non sono neanche entrati nell’euro e non hanno rinunciato alla Banca di’Inghilerra), ieri hanno fatto marameo al Leviatano.
Il conto alla rovescia è cominciato, e tutti lo sanno, a partire dai camerieri superpagati di Bruxelles, che mai permetteranno agli altri Paesi un referendum effettivo e valido come quello che ha portato alla Brexit (anche perché ogni volta che ci hanno provato sono stati presi a calci nel sedere dai popoli).
Dobbiamo ora sperare nella Francia. Marine Le Pen non è, sia chiaro, un esponente politico da supportare pienamente. E’ laica, anzi, laicista, aderisce a molte delle istanze dissolutive e antimorali, contrarie alla vita, alla famiglia naturale e all’ordine del creato, portate avanti proprio dall’Unione Europea. Ma se la Francia uscisse dalla UE, restaurasse il Franco e la Banca di Francia e chiudesse i confini espellendo tutti i clandestini, sarebbe il crollo della costruzione mondialista e muratoriale del Leviatano che tutti ci opprime. Si può ancora far finta di rinunciare alla Gran Bretagna, ma certo non si può immaginare un’Europa unita senza la Francia.
Inoltre, la diga della libertà sarebbe aperta definitivamente. Tutti i popoli scapperebbero via di corsa riprendendosi la propria indipendenza. Perfino i tedeschi farebbero finta di scappare da se stessi. Tutti tranne uno, ovviamente, che rimarrebbe però solo con il moccolo in mano del proprio totale fallimento.
E i vari centri di potere, di ogni genere, asserviti al Leviatano e all’immigrazionismo della sinarchia mondialista, comincerebbero a barcollare. Tutti, nessuno escluso.
Per questo ora speriamo – nonostante lei stessa – in Marine Le Pen. Non per Marine Le Pen, ma per l’inizio della salvezza degli europei.
Putin. Brexit, Trump, insegnano che non tutto è sempre impossibile. Che il male ha delle crepe, magari create da persone che non sono al servizio del bene ma che si pongono come ostacolo al male peggiore.
Ora tocca a Marine. In attesa di una futura società cattolica, per ora su questo dobbiamo contare, senza fare troppo gli schizzinosi. Ogni crepa della Torre di Babele è per noi una speranza.
Ma la vera speranza risiede nel confidare ovviamente nell’azione di Chi può tirare sassolini dove vuole e quando vuole contro ogni ridicolo Golia terreno.

Una visita epocale

Il Primo Ministro del Lussemburgo è venuto in visita in Italia con suo “marito”. Il fatto è che è pure lui un uomo. Nonostante ciò, nelle varie visite ufficiali e ricevimenti, ha portato con sé un altro uomo presentandolo appunto come “marito” (il che lascia supporre che lui sia la “moglie”).

Evidente è l’intento non tanto provocatorio, quanto dissolutorio: certamente lo ha fatto su commissione di altre forze, che hanno stabilito che sia giunto il momento di “rompere anche questo tabù” a livello diplomatico internazionale. Insomma, si tratta come ovvio di una messinscena orchestrata all’uopo, non nel senso che i due non siano realmente omosessuali e amanti (suppongo di sì), ma al fine di ottenere un risultato ben preciso. Un passo avanti non così secondario e scontato come si è voluto far credere.

E questo è il punto della questione. Questi due signori sono stati ufficialmente ricevuti dal Presidente della Repubblica e dalla alte cariche dello Stato, come se niente fosse. Non solo. Sono stati ricevuti in Vaticano… come se niente fosse. Sorge la domanda: li hanno ricevuti come due amiconi in gita o veramente come “marito e moglie”?

La domanda non è secondaria o semplice frutto di venatura polemica. Solo qualche anno fa sarebbe stato del tutto inconcepibile e non solo in Vaticano. Sono sempre esistiti ovviamente politici e anche capi di Stato omosessuali: ma nella loro vita privata. Poi si è passati alla denuncia pubblica. Poi al “matrimonio”. Ora all’ufficializzazione internazionale del “matrimonio”. Perfino in Vaticano.

Non è necessario risalire al passato più lontano per rendere idea del livello di sovversione raggiunto. Non è necessario nominare qualche sovrano medievale o moderno. Nemmeno dell’anteguerra. È sufficiente rimanere nel nostro mondo postbellico, quello delle repubbliche democratiche in cui tutti viviamo felicemente: ve lo immaginate Amintore Fanfani che riceve i due piccioncini “sposati”?

Non è necessario andare ai papi medievali, a Pio IX, a san Pio X e nemmeno a Pio XII. È sufficiente rimanere nell’ambito nuova chiesa conciliare: ve l’immaginate Paolo VI o Giovanni Paolo II ricevere i due piccioncini? Ricordo solo che ancora nei primi anni postconciliari era in uso nella Chiesa che il papa non riceveva coppie conviventi o divorziate. La chiesa del terzo millennio invece riceve in visita ufficiale internazionale in Vaticano una coppia omosessuale che si presenta apertamente come “marito e moglie” . “Contra factum non valet argomentum”.

La domanda è: quando verranno – questi due o altri che immancabilmente verranno – con i “loro” bambini comprati chissà dove, li riceveranno ugualmente con tutti gli onori? Onoreranno il nuovo mercato degli schiavi? E non aggiungo altro…

E allora ti sorge una domanda nel cuore: cosa combattiamo a fare le nostre battaglie in difesa del matrimonio sacramentale o comunque naturale, della famiglia vera, soprattutto dei bambini?

“Ma sono obbligati dall’etichetta diplomatica!”, sento già la risposta. Risposta falsa. Sia perché in passato, e in un passato ancora recentissimo, come appena detto, l’etichetta l’imponeva la Chiesa e non la diplomazia laica, sia perché nessuno può obbligare un qualsiasi Capo di Stato – laico o ecclesiastico – a fare qualcosa. L’unico obbligo di statisti veri è servire il Bene della società. L’unico obbligo degli uomini di Chiesa è servire la Verità nella Carità. Nel momento in cui è caduta perfino questa barriera, non potranno allora più rifiutare tra qualche tempo di ricevere le “famiglie” con i bambini comprati al mercato, stile Vendola, altrimenti saranno accusati di razzismo e omofobia. E così saranno sempre più complici della dissoluzione.

Chiudo però con la vera considerazione che volevo fare e riguarda l’insegnamento da trarre da questa non abbastanza approfondita pagina di follia contemporanea. Ovvero, che – come sanno perfettamente le forze della Rivoluzione dissolutiva – noi… ci abituiamo a tutto. Ma proprio a tutto. Tutto, con il passar del tempo, diviene possibile. E, di conseguenza, normale. Normale! Ecco la responsabilità di chi li ha accolti e di tutti noi che tacciamo o addirittura giustifichiamo tale “normalizzazione” di ciò che solo venti anni fa era impossibile.

La verità… è che fare resistenza alla corrente del fiume, essere scomodi all’opinione pubblica, non conviene. Dà fastidio. Richiede sforzo e coraggio, ma soprattutto capacità di sofferenza. Ancor più: richiede amore per Dio. Un amore immenso per la Verità e immensa carità per i veri deboli di questa società, che non sono gli immigrati che ci mandano per invaderci.

Vedendo queste cose, ti viene la voglia di appendere la spada e mandare tutti a quel paese. Invece, oggi più che mai, tocca a noi laici cattolici ancora legati – nemmeno alla Tradizione, ma – al solo Bene comune, fosse anche solo quello dei nostri bambini, combattere la battaglia più importante di tutta la storia umana.

Perché… «Quando cadono i grandi, tocca ai piccoli guidare» (Tolkien).

Questa visita è più sovversiva di una guerra mondiale. E tutti fanno finta di non capire.

Asiatico. No, di colore. Comunque, depresso. Ma… la sua religione?

L’attentatore di Londra per i media, è “asiatico”. In serata, diventa “di colore”.
Che è come dire che se uno di noi fa saltare in aria una stazione per affermare con il terrorismo le proprie idee religiose o politiche, è… europeo. O bianco.
Certo, quello è asiatico, e noi siamo europei. Lui è di colore e noi bianchi. Siamo anche essere umani se per questo. Pure terrestri.
Scrivo questo non per ironia spiccia o irrefrenabile polemica. Ma per far capire a tutti, ma proprio tutti – perché ci sono ancora moltissimi, incredibile a dirsi, che non capiscono – quanto siamo manipolati dagli strumenti di formazione pseudoculturale e di pseudoinformazione.
Lo vogliamo capire che esistono in ogni parte del mondo, decine di migliaia di persone che sono pagate e adibite per leggere ciò che gli viene scritto e messo davanti? O che, per divenire “comunicatori” pubblici, sanno di dover essere ammaestrati e di dover obbedire per tutta la loro vita?
È incredibile? Non può essere vero?
Sicuri? Clinton-Trump non docet? Botteri style non ci è ancora chiaro?
L’attentatore è asiatico. No, di colore. Che poi è un imam non conta. Tanto… era depresso.
Mi chiedo: dopo centinaia di attentanti islamisti – o nei fini o nei mezzi, cosa che non corrisponde sempre – negli ultimi 25 anni, qualcuno si è mai posto la domanda su cosa avverrebbe se un attentato lo facesse un cattolico? Anche uno solo?
Verrebbe presentato come “europeo” oppure come “cattolico”?
Questa riflessione su quanto accaduto oggi rimane valida pure se domani ci dicono che l’attentatore era inglese di 60 generazioni. Sia perché tanto possono dire qualsiasi sciocchezza che tutti se la bevono, sia perché lo schema è sempre lo stesso da 25 anni.
Ovvero: c’è una realtà presente. La quale però non risponde ai piani di chi deve forgiare la realtà futura. Quindi, la realtà presente deve essere occultata o modificata secondo quei piani.
A tal fine sono pagati quasi tutti i giornalisti del mondo e quasi tutti i docenti, educatori, autori di libri e manuali, del mondo. E chi non si adegua non fa carriera, nella migliore delle ipotesi.
E questo ogni giorno, ogni giorno, ogni giorno. Per ogni evento. Perché ci sono infatti 7 miliardi di persone da forgiare. E vanno forgiate per essere pronte ad accettare “traguardi” di sovversione generale sempre più pazzeschi e illimitati, con un ritmo sempre più dirompente.
E poi, arriva il colpo di grazia finale per un miliardo di loro, quelli “sotto osservazione speciale”. Ovvero… “l’islam è una religione di pace”.

Ovvero… ognuno svolge, in questa guerra, il ruolo che gli è stato affidato. CVD

Ultime notizie dalla Repubblica Italiana e dei suoi dhimmi

In qualsiasi Stato o società di tutta la storia umana, dalle più primitive in poi, che fine avrebbero fatto gli sfasciatori di Napoli?

E non parlo solo degli antichi Stati cristiani o magari a Roma o in Grecia. Ve li immaginate fare quello che hanno fatto sotto un qualsiasi emiro islamico o sultano ottomano? O in India, ieri come oggi? O nella Cina o Giappone? O in qualche società precristiana, anche, che so, in quelle precolombiane? O anche nei Paesi comunisti?

Ebbene, nella Repubblica Italiana, questo esercito di vigliacchi prezzolati dai grandi poteri internazionali, non è stato punito non solo in diretta dalle forze dell’ordine, come sarebbe già dovuto accadere, ma non lo sarà neanche a posteriori dalla magistratura, di cui non si capisce più quali siano i fini ultimi e i criteri ideali (o meglio: si capisce benissimo e da sempre, da quando nel primo governo De Gasperi Togliatti chiese per sé il Ministero di Grazia e Giustizia).

Esattamente come è accaduto centinaia di volte in questi decenni.

Questi sanculotti odierni sono al di sopra della legge e difesi dai tribunali rivoluzionari, allora a Parigi come oggi in Italia. Mentre i cittadini della Repubblica Italiana, che hanno avuto macchine e vetrine sfasciate, non ricevendo alcun risarcimento, sono al di sotto della legge. Sono i dhimmi di questa repubblica.

Possiamo dire che la Repubblica Italiana è al di sotto e al di sopra della legge. Uno Stato che non tutela i suoi cittadini dalla violenza, che non punisce i violenti e che non risarcisce nemmeno i danni che costoro hanno provocato alla proprietà dei cittadini, cosa esiste a fare? Qualcuno me lo può dire?

Ma tutti continuano a far finta di nulla, anzi, continuano ad appoggiare, anche con il voto, chi governa gli italiani. Si fa finta di non vedere ciò che accade. Esattamente come in altri campi e con altre istituzioni. E tutto precipita, nel mormorio costante ma al contempo nell’inazione costante e complice.

Non esiste prova più evidente della vera funzione ultima della televisione, con la sua immensa caterva di pseudocomici, di trasmissioni per idioti, di trasmissioni per i meno idioti con indottrinamento generale, di talk show, di soap opera, di giudizio di dio sul calcio, di dibattiti politici, di grandi fratelli e conduttrici appositamente costruite all’uopo, ecc. ecc.

Tutti credono di essere immuni dall’immenso pluridecennale sonnifero. E invece… tutti siamo addormentati.

Non fosse altro perché non capiamo che chi paga e protegge anche dalla magistratura quei delinquentelli vigliacchi sono le stesse forze che portano avanti la dissoluzione della società, della proprietà degli italiani, della morale, dell’uomo e dei bambini, a 360 gradi.

La prova provata risiede nel fatto che le forze dell’ordine non possono fare nulla contro di loro e che resteranno impuniti dalla magistratura. Come sempre.Come i loro manutengoli in parlamento, nei media e altrove. Se uno scenario di esercizio del potere e della sovversione e controllo delle istituzioni si ripete per decenni, vuol dire che è utile ai signori che gestiscono questa società per la realizzazione dei loro scopi.Ma gli italiani continuano a guardare la televisione, i talk show, le partite, i comici, le conduttrici all’uopo costruite. Finché sarà così, sono i vigliacchetti di Napoli a vincere e i loro padroni. Mentre noi restiamo dhimmi e la società si sfalda  completamente.Ecco un’altra ragione per reagire, casomai qualcuno pensasse che non ve fossero a sufficienza.

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